Microbioma e alimentazione sana: il delicato rapporto tra salute intestinale e prevenzione delle malattie

Molteplici studi negli ultimi anni hanno evidenziato in modo chiaro le connessioni tra la salute del microbioma e di una corretta alimentazione con la salute del cervello e la prevenzione di numerose malattie, anche piuttosto gravi, riducendo di gran lunga l’incidenza della genetica.
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Introduzione al nostro approfondimento su salute del Microbioma e benessere dell’uomo

Parlando o pensando alla propria e altrui salute, concetti quali la totalità della persona o l’approccio olistico sembrano perdersi di fronte a una concreta dominanza del corpo, come se questo fosse scisso dalla persona intesa come spirito/anima/psiche o dir si voglia.

Ancor più spesso, e soprattutto in caso di patologia conclamata, si giunge a focalizzarsi su di una sola delle parti che ci compongono, ovvero quella sintomatica: la nostra salute sembra esser presa in considerazione come se fossimo suddivisi in tomi da studiare e presentare uno alla volta agli esami previsti dal percorso di laurea in medicina (specializzazione in pneumologia/cardiologia/neurologia/dermatologia/etc, etc, etc).

In questo trabocchetto culturale caschiamo spesso e volentieri anche noi stessi nei nostri confronti, nel nostro immaginarci, auto-osservarci e raccontarci, finendo col creare una barriera culturale che rischia di ostacolare processi evolutivi che potrebbero risultare interessanti nonché curiosamente utili.

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Gli studi e le scoperte del dott. David Perlmutter

A rompere una barriera in termini di pensiero scientifico arriva un neurologo membro della American College of Nutrition (ACS), il dott. David Perlmutter.

Perlmutter prende ad esempio la cura di malattie ad oggi incurabili (a detta dei più), ma ancor di più, della prevenzione della loro comparsa in termini di evidenza e studi scientificamente solidi (molte sue pubblicazioni e scoperte sono state approvate in riviste peer-reviewed).

Il primo errore sta proprio nella definizione: se si parla di incurabile vien da nutrire ben poca speranza, così da attivare altrettante poche risorse mentali ed economiche per la ricerca di una soluzione. Se invece di “incurabili” fossero definite “non ancora curabili”, magari un pensierino positivo in più ci potrebbe anche scappare.

Spesso si finisce col concentrare tutto sulla ricerca del farmaco miracoloso, che poi in qualche modo fa rientrare le spese sostenute, rispetto a ricercare la causa scatenante o la soluzione preventiva per avere gente sana e riduzione di incidenza di una determinata patologia.

Le Barriere protettive del nostro organismo

Leggendo tomi di anatomia umana si può imparare come ci siano diverse barriere a proteggere il nostro buon funzionamento e a garantire la nostra buona salute.

Il primo e più espanso organo-barriera è la pelle, che fa spesso e volentieri da specchio della salute dell’intestino, altra importantissima e organizzatissima barriera.

Il dottor Perlmutter, da bravo neurologo, è invece esperto in una terza fondamentale barriera, ovvero quella emato-encefalica. Grazie al cielo non si è accontentato di essere esperto dei tomi della scuola di neurologia, e ha avuto l’intelligenza e l’apertura mentale per spaziare nello scibile umano fino ad arrivare alle viscere.

Grazie agli studi del professore infatti, arrivano dati che rendono evidenti le connessioni tra la salute dell’intestino e quella del cervello.

Diventa quindi di estrema attualità e importanza poter contare sull’evidenza scientifica nel considerare la cura di patologie fortemente degenerative e incurabili, come ad esempio il morbo di Alzheimer e la sclerosi multipla (SM) , o anche di malattie molto diffuse come ad esempio il diabete (comunemente considerato incurabile e gestito farmacologicamente). Perché se fra le righe della vita si può anche scorgere qualche soluzione e qualche caso “miracoloso” di guarigione, a far la differenza su larga scala può essere soltanto l’evidenza scientifica.

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Microbioma o Genetica: quale fattore incide di più nell’insorgere delle malattie degenerative?

Nel ventre della questione si trova un popolo che con il nostro stile alimentare nutriamo quotidianamente, più o meno consapevolmente, popolo questo, che prende il nome di Microbioma. Si potrebbe trattare di indigeni, originari quindi del luogo in cui vivono, ma si tratta a di sicuro di esseri evoluti ed estremamente sensibili.

Se fino a due/tre lustri orsono si credeva che sarebbe stato lo studio del genoma umano a far la differenza in ambito medico, a risolvere tutti i nostri dubbi e a curarci da tutti i nostri mali, ad oggi l’evoluzione degli studi ci porta a uno scenario ben diverso.

Si è giunti ad affermare che l’insorgenza di patologie è solo per il 5% di responsabilità della genetica, mentre il restante 95% è da attribuirsi a fattori ambientali. Ma se fin da prima il Genoma aveva pochi avversari con cui vedersela, entra ora in campo anche il meno noto Microbioma, e si fa largo fra le testate medico-scientifiche e le riviste peer-reviewed vincendo la partita in modo schiacciante.

Il Microbioma e l’importanza di un’alimentazione sana e corretta

I due in realtà, fuori dai riflettori, collaborano molto, e in modo incredibile. Si definisce Microbioma l’insieme del patrimonio genetico e delle interazioni ambientali della totalità dei microrganismi, che in questo caso sono quelli intestinali.

Questi “cittadini” componenti il microbioma intestinale, costituiscono un buon 99% del nostro DNA e sono altamente reattivi e mutevoli “sulla base di scelte di vita, soprattutto le nostre scelte alimentari”, ci dice David Perlmutter, il quale tratta approfonditamente questo tema nel suo libro Brain maker: The Power Guide Microbes to heal and protect your Brain – for Life.

I batteri intestinali sono determinanti per quanto riguarda lo stato di salute dell’essere umano: ma se già i detti popolari avevano fatto proprio il concetto base di connessione della salute delle viscere con quella della pelle, nessuno ancora in ambito medico e scientifico era arrivato all’evidente connessione tra salute della flora batterica intestinale e salute del cervello.

Siamo quindi all’avanguardia: anche gli avveniristi possono gioire di fronte a scoperte così importanti condotte nell’ambito della prevenzione primaria e della medicina naturale.

La dieta è fattore importantissimo per la qualità del microbioma intestinale, e di conseguenza anche per l’espressione dei nostri 23.000 geni, che esso condiziona momento per momento. L’apparato digerente, che va dalla bocca all’ano, ci permette di assimilare nutrienti e costituenti il nostro corpo in ogni sua singola cellula e funzione organica. Ciò che mangiamo decide quindi anche ciò che pensiamo e ciò che produciamo in termini di sostanze neurochimiche, che hanno a che fare con gli stati emotivi. Emozioni e pensieri vengono spesso visti come astrazione, ma nel nostro corpo hanno un’esistenza concreta, e viaggiano a velocità indicibili, facendoci pure sudare, arrossire, impallidire e anche ammalare.

I cento miliardi di abitanti del nostro intestino producono inoltre vitamine che servono a tenere in salute la centrale di comando: il cervello.

Ed ecco che torniamo a parlare di barriere: gli stati di permeabilità di queste barriere, infatti, scatenano stati infiammatori che sono alla base dello scatenarsi di sintomi patologici fino a patologie conclamate e croniche, molte delle quali finora considerate tali e irreversibili. Perlmutter ha fatto tesoro dello studio condotto dal Dr. Nieuwdorp, nel quale si è stati in grado di invertire il diabete 2 in tutti i partecipanti allo studio (250 persone) per mezzo di trapianti fecali.

Una “trasfusione” di cacca che cura l’incurabile, l’avreste mai detto? Ma per non arrivare ad estremi rimedi, è buona norma prendere in mano la propria responsabilità verso se stessi e imparare a prevenire questi mali estremi prima che si presentino. Ci laviamo i denti per prevenire la carie? Allora da oggi ha ancor più valore mangiar bene per prevenire i malanni, soprattutto quelli più seri.

Ad aiutarci a farlo seriamente arrivano finalmente queste spettacolari evidenze sul Microbioma e sull’importanza della sua buona salute ai fini della nostra buona salute. Quindi poche scuse e consapevolezza alla mano: ecco alcuni suggetimenti e perle di scienza per l’igiene del nostro popolo intestinale.

Come favorire il benessere intestinale 

Quindi poche scuse e consapevolezza alla mano: ecco alcuni suggetimenti e perle di scienza per l’igiene del nostro popolo intestinale.

  1. Favorire il parto naturale e l’allattamento al seno con tutti i suoi sani trasferimenti batterici madre-bimbo è il primo passo per un buon inizio di vita con una sana flora batterica intestinale.
  2. Sfavorire l’uso di antibiotici è l’altro gran passo. Essi infatti alterano il microbioma e favoriscono gruppi di batteri che causano stati infiammatori e l’aumento di patologie quali obesità (che a sua volta causa altre alterazioni organiche).
  3. Fare attenzione in tal senso alla dieta includente animali e derivati: c’è infatti da rendersi consapevoli che nell’industria alimentare attuale gli animali da macello sono normalmente trattati con antibiotici, spesso anche solo per venir ingrassati più rapidamente.
  4. Considerare inoltre di ridurre allo stretto indispensabile l’uso di disinfettanti e saponi antibatterici (e gel per le mani).
  5. Evitare zucchero e fruttosio elaborati, i quali nutrono i batteri che causano malattie: secondo Perlmutter il fruttosio in particolare causa un’alterazione della flora intestinale, e determina l’aumento di LPS (Lipopolisacacridi), ovvero l’indicatore infiammatorio della permeabilità intestinale. E in tal caso non c’è da ben sperare anche per la permeabilità della barriera emato-encefalica, dato che è sempre dall’apparato digerente (di cui l’intestino è parte determinante) che riceviamo gli elementi per costituire e ricambiare quotidianamente i vari mattoncini di cui siamo composti e le varie funzioni grazie alle quali funzioniamo (più o meno bene, appunto).
  6. Evitare alimenti geneticamente modificati: il microbioma non è certo nato ieri solo perché noi lo abbiamo scoperto tardi. Dal canto suo questo popolo batterico non sembra apprezzare cibi “futuristici”, e ci ritroviamo poi che certe idee balzane ci tornano indietro con gli interessi.
  7. Per questo motivo quindi è fondamentale nutrirsi con alimenti sani, integrali e non trattati, e inserire nella propria dieta quotidiana cibi probiotici come verdure fermentate, crauti, kefir, kimchi, Kombucha.
  8. In caso di necessità reale di assunzione di antibiotici, integrare con probiotici ad ampio spettro.
  9. Consumare fibre prebiotiche, facendo attenzione al fatto che non tutte lo sono.
    Accomodiamoci ora coi nostri commensali, il gran popolo del microbioma intestinale che mangia ogni cosa che noi mangiamo, servendo loro ad esempio una buona zuppa di porri o di cipolle, accompagnata da un’insalatina di tarassaco appena raccolto, che può essere anche leggermente saltato.

Procuriamoci ogni giorno il nostro buon mangiare e vivremo sani, felici e a lungo.

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