Microrganismi EM e zeolitite a chabasite su ibridi di Echinopsis

I risultati dei test effettuati dal Dr. Domenico Prisa sull'applicazione di Microrganismi e Chabasite nella coltivazione di piante cactacee, in particolare su esemplari di Echinopsis, hanno mostrato numerosi miglioramenti qualitativi in termini di sviluppo delle piante, di sviluppo radicale e del numero e durata dei fiori.
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Il nostro studio sull’applicazione di Microrganismi e Chabasite su piante di Echinopsis

Le piante grasse sono in grado di accumulare acqua nei loro tessuti allo scopo di sopravvivere a lunghi periodi di siccità. Succulente è quindi il nome più corretto, dal momento che il tipico rigonfiamento che mostrano è costituito da succo. Spesso si usa fare distinzione fra cactacee e succulente, per indicare con le prime quelle piante appartenenti alla famiglia omonima e con le seconde tutte le altre famiglie di succulente non cactacee.

Gli echinopsis, oggetto dell’esperimento illustrato in questo articolo, sono cactacee che hanno come habitat principale la Bolivia, l’Argentina, l’Uruguay e il Paraguay. Presentano fiori molto grandi, a volte profumati, poco duraturi, muniti di un lungo peduncolo; prodotti molti ibridi con stupende sfumature.

Per le proprietà che possono fornire al substrato di coltivazione, nella sperimentazione è stata valutata l’aggiunta di zeoliti e di microrganismi EM al fine di accelerare il ciclo di coltivazione e la fioritura di Echinopsis ibridi, che spesso incontrano diverse problematiche da questo punto di vista. Gli EM comprendono una selezione di colture vive di microrganismi isolate in natura dai suoli: i microrganismi EM includono 83 ceppi batterici e fungini di specie diverse, di tipo aerobico e anaerobico facoltativo.

La loro principale attività è quella di incrementare la biodiversità del suolo. Le zeolititi sono invece particolari minerali con proprietà uniche nel loro genere che hanno diverse applicazioni in agricoltura; in particolare la chabasite (una tipologia di zeolite di cui il suolo italiano è molto ricco) può essere utilizzata nei substrati per sostituire le matrici inerti (vermiculite, perlite, pomice) con effetti significativi sullo sviluppo delle piante e sulla resistenza agli stress, riducendo l’utilizzo di acqua e concimi.

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I risultati del nostro test

La prova ha dimostrato come le zeoliti e i microrganismi EM possano migliorare le caratteristiche qualitative e di coltivazione di una specie cactacea come l’Echinopsis. Nella Tabella 1 infatti si nota come la miscela a base di chabasite e EM (trattato) abbia determinato un incremento significativo delle dimensioni dei polloni, del numero di spine e del peso radicale, in confronto al controllo con substrato convenzionale, sia nell’ibrido ‘Maria Piazza’, che ‘Arabesque’.

La prova effettuata sull’ibrido ‘Calida’ ha dimostrato come la tesi trattata con zeolite e microrganismi EM sia stata in grado di determinare un incremento significativo del numero di fiori e della durata degli stessi rispetto ai controlli con substrato tradizionale. Fatto interessante si evidenzia in particolare nelle piante trattate con la selezione EM, caratterizzata principalmente da lattobacilli e lieviti. I microrganismi EM infatti sono stati in grado di aumentare significativamente il numero di voli e di impollinazioni dei fiori negli ibridi ‘Zeus’, ‘Icarus’ e ‘Aurora’ rispetto ai controlli spruzzati con sola acqua. L’utilizzo delle zeoliti e dei microrganismi EM può garantire come dimostrato da questa prova un evidente miglioramento qualitativo delle piante in coltivazione in termini di sviluppo delle piante, di sviluppo radicale e del numero e durata dei fiori. Aspetti evidenziati anche su altre specie ornamentali e ortive.

Il trattamento con i microrganismi sembra inoltre interessante perché dai dati mostrati si evince che possono richiamare sui fiori gli insetti utili, come le api. Sia per le zeoliti che per i prodotti a base microbica è importante sottolineare come l’utilizzo di materiali di qualità sia di fondamentale importanza per avere risultati ripetibili e duraturi.

Materiali e metodi utilizzati

Le sperimentazioni, iniziate i primigiorni di Gennaio 2015, sono state effettuate presso un coltivatore locale di Rosignano Solvay (LI) su piante di Echinopsis ibridi. La sperimentazione è stata divisa in 2 parti: 1) polloni di circa due cm di due diversi ibridi di Echinopsis (hyb.‘Maria Piazza’ e ‘Arabesque’) sono stati posti in vaso ø 10 cm, in due diverse miscele di substrati per valutarne l’ingrossamento. Sono stati messi in coltivazione 3 polloni per vaso, per 20 vasi, per 3 repliche, 180 polloni per tesi in totale. Dal 1° Gennaio 2015 al 1° Gennaio 2016 ne è stato valutato: l’ingrossamento in termini di diametro del pollone, il numero di spine totali e il peso radicale. I due substrati utilizzati sono stati:

  • controllo: terriccio per acidofile 40%, lapillo vulcanico 30%, sabbia al quarzo 30%, concime trivalente 7-14-21;
  • trattato: terriccio per acidofile 40%, chabasite 30%, sabbia al quarzo 30%, microrganismi EM diluizione 1:100 (bagnatura radicale e trattamento una volta al mese), concime trivalente 7-14-21;

2 piante dell’ibrido di Echinopsis ‘Calida’ di 3 anni sono state messe in coltivazione in 4 diverse miscele di substrati; è stato successivamente valutato il numero di fiori prodotti e la durata dei fiori in ore. I quattro substrati utilizzati sono stati:

  • controllo 1: terriccio per acidofile 40%, lapillo vulcanico 30%, sabbia al quarzo 30%, concime trivalente 7-14-21;
  • controllo 2: terriccio acidofile 80%, perlite 20%, concime trivalente 7-14-21;
  • controllo 3: terriccio acidofile 80%,pomice 20%, concime trivalente 7-14-21;
  • trattato: terriccio acidofile 70%,chabasite 30%, microrganismi EM diluizione 1:100 (bagnatura radicale e trattamento una volta al mese), concime trivalente 7-14-21.

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